venerdì 27 febbraio 2026

Looking back Italia: C.S.I. - Linea Gotica (1996)


Linea Gotica dei CSI è un album che conosce il proprio peso e non tenta mai di alleggerirlo, un’opera compatta e severa che nel 1996 si colloca come una delle più alte e consapevoli riflessioni musicali e culturali sulla guerra, sulla memoria e sulla responsabilità storica mai prodotte in Italia. Nasce in un momento storico preciso e drammatico: mentre l’Europa occidentale continua a raccontarsi come spazio pacificato e post-ideologico, la guerra nei Balcani è ancora in pieno svolgimento, con le sue immagini di assedi, pulizie etniche, profughi e città distrutte che arrivano quotidianamente nelle case, dimostrando come la violenza organizzata non appartenga affatto a un passato remoto. 
I CSI decidono di affrontare questa realtà non in modo cronachistico, ma attraverso un gesto più profondo e radicale: mettere in relazione il presente con una ferita centrale della storia italiana, la Linea Gotica, cioè il sistema di fortificazioni costruito dall’esercito nazista tra il 1944 e il 1945 lungo l’Appennino tosco-emiliano per arrestare l’avanzata alleata. 
Quella linea non fu solo un fronte militare, ma un confine di dolore che attraversò territori abitati, segnato da stragi di civili, rappresaglie, fame, distruzione e dalla guerra partigiana, una linea che trasformò paesi e montagne in luoghi di morte e resistenza e che rimase impressa nella memoria collettiva come simbolo di un’Italia spezzata. 
I CSI nascono dalle ceneri dei CCCP – Fedeli alla linea, lasciandosi alle spalle la provocazione ideologica e l’urgenza iconoclasta degli anni Ottanta per approdare a una fase più matura, introspettiva e profondamente legata alla terra, alla storia e alla lingua italiana, e già nei lavori precedenti avevano mostrato un interesse crescente per la memoria collettiva, il paesaggio e l’identità, ma con Linea Gotica questo interesse diventa struttura portante, fino a conferire all’album una sensibilità da vero concept, nel quale ogni brano appare legato agli altri da un sentimento comune, da un clima emotivo condiviso, più che da una narrazione lineare. È un disco che si potrebbe riassumere nell’espressione “la terra, la guerra, una questione privata”, perché il conflitto non è mai raccontato come evento epico o spettacolare, ma come esperienza intima, domestica, radicata nei luoghi e nei corpi, secondo una lezione che i CSI assorbono in modo decisivo dalle letture di Beppe Fenoglio, autentico punto di partenza dell’intera operazione. 



Fenoglio, con la sua Resistenza spoglia, morale prima che ideologica, fatta di colline, cascine, inverni durissimi, attese e solitudini, permea profondamente l’immaginario del disco, e non è un caso che nei testi compaiano frequenti citazioni o rielaborazioni di passaggi delle sue opere, né che pochi mesi dopo l’uscita dell’album i CSI gli dedicheranno un live intensissimo, registrato nell’ottobre del 1996 nella chiesa di San Domenico ad Alba, luogo simbolico e coerente con quella sacralità laica che attraversa Linea Gotica.
Il disco arriva inoltre immediatamente prima dell’esperienza di Materiale Resistente, il progetto collettivo realizzato per il cinquantesimo anniversario della Liberazione, al quale i CSI partecipano scrivendo Guardali negli occhi, brano che per intensità tematica e coerenza estetica avrebbe potuto trovare posto senza forzature proprio in Linea Gotica, a dimostrazione di quanto quel clima storico e morale fosse centrale nel loro percorso creativo di quegli anni. 
Tuttavia l’album non si limita a rievocare l’Italia resistente degli anni Quaranta e la sua società rurale: quella memoria viene usata come lente per osservare il presente, in particolare la guerra nei Balcani, creando un parallelo esplicito tra la Linea Gotica nazista, il sistema di fortificazioni che tra il 1944 e il 1945 attraversò l’Appennino tosco-emiliano trasformandolo in un fronte di distruzione e stragi, e le nuove linee tracciate cinquant’anni dopo nel cuore dell’Europa, tra etnie, nazioni e religioni. 

Beppe Fenoglio

È qui che il disco assume un valore universale, mostrando la ripetizione nel tempo di un identico sentimento di cupo inverno dell’animo, di sospensione, paura e attesa, che attraversa le epoche e i conflitti, ma che non è mai privo di brevi illuminazioni: il calore di un focolare domestico, un sussulto d’amore, una speranza fragile ma ostinata di rinascita anche nel cuore del più sanguinoso dei conflitti. Questa visione è tradotta con straordinaria coerenza nelle scelte musicali: la quasi totale assenza della batteria elimina ogni impulso vitale immediato e colloca l’ascolto in un tempo rallentato, grave, dove chitarre minimali, archi, fiati e timbri acustici costruiscono un suono severo, terroso, spesso rituale, come se la musica emergesse direttamente dal paesaggio.
Cupe vampe apre il disco evocando un fuoco che non scalda ma minaccia, Sogni e sintomi restituisce l’inquietudine di una coscienza disturbata dalla Storia, E ti vengo a cercare, spogliata di ogni romanticismo, diventa una ricerca spirituale e morale, mentre Esco e Blu traducono lo spaesamento dell’individuo immerso in un mondo che non riconosce più. 
Il brano Linea Gotica è il centro simbolico dell’opera, una marcia lenta nella memoria, priva di enfasi celebrativa, Millenni allarga lo sguardo alla ciclicità del tempo storico, L’ora delle tentazioni interroga la fragilità etica dell’uomo, Io e Tancredi mette in scena il conflitto fratricida come destino ricorrente, e Irata chiude il disco con una tensione trattenuta, rabbiosa e lucida, che non offre consolazione. 


La voce di Giovanni Lindo Ferretti, più declamata che cantata, agisce come coscienza narrante, testimone e ammonimento, 
La voce di Giovanni Lindo Ferretti attraversa tutto il disco come una presenza necessaria e scomoda, spesso più declamata che cantata, capace di assumere il tono del testimone, del profeta laico, del sopravvissuto, evitando qualsiasi retorica e imponendo un ascolto attento e responsabile mentre l’artwork della copertina, con quel raggio di sole che filtra dalle vetrate di una chiesa gotica (attraverso le quali si intravede quanto restava della biblioteca di Sarajevo dopo l'incendio), sintetizza visivamente l’intero senso dell’album: la luce che resiste dentro l’oscurità, la speranza che non cancella la tragedia ma la attraversa.
Linea Gotica è storicamente fondamentale perché rappresenta uno dei rarissimi casi in cui un gruppo italiano riesce a leggere il proprio tempo con profondità europea, mettendo in relazione passato e presente senza scorciatoie emotive, dimostrando che la guerra non è un incidente della Storia ma una possibilità sempre latente, pronta a riemergere ogni volta che nuove linee vengono tracciate sulla pelle delle persone, ieri sugli Appennini italiani, negli anni Novanta nei Balcani, e potenzialmente ovunque la memoria venga rimossa.





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