
Marzo porta con sé una selezione di album che attraversa atmosfere e generi molto diversi, uniti però dalla stessa voglia di esplorare nuovi suoni. Dalle visioni elettroniche di Sassy 009 con Dreamer+ alle trame intense e notturne di Lucy Kruger e i suoi The Lost Boys in Pale Bloom. C’è spazio anche per il folk senza tempo di Bonnie "Prince" Billy con We Are Together Again e per il rock viscerale di The Black Crowes e Handsome Jack.
Ci avventuriamo poi in territori più sperimentali: le suggestioni cinematografiche di Hermann Kopp con la nuova sonorizzazione del film muto Der Golem, la spiritualità jazz di Shabaka in Of the Earth, l’energia ruvida e alternativa di Kim Gordon con Play Me e infine le atmosfere elettroniche di Caterina Barbieri e Bendik Giske. Nove album diversi tra loro, ma perfetti per raccontare le tante sfumature musicali di questo marzo.
DISCO DEL MESE
KIM GORDON - PLAY ME
Play Me di Kim Gordon è un disco affilato, contemporaneo e sorprendentemente coinvolgente, capace di fondere minimalismo elettronico e spirito sperimentale in una forma diretta ma ricca di personalità.
Le produzioni, essenziali e pulsanti, costruiscono un paesaggio sonoro asciutto in cui ogni elemento sembra scelto con precisione, mentre la voce, volutamente distaccata ma magnetica, diventa il filo conduttore di un racconto che riflette con intelligenza il presente digitale. Rispetto ad altri lavori, l’album appare più compatto e immediato, ma senza rinunciare a profondità e ricerca, trovando proprio nella sua apparente semplicità una forza espressiva notevole.
I testi, ironici e spesso taglienti, osservano il mondo contemporaneo con lucidità e senso critico, senza però perdere una certa leggerezza concettuale che rende l’ascolto dinamico e mai pesante.
Il risultato è un lavoro coerente, attuale e creativo, che conferma la capacità di Kim Gordon di rinnovarsi senza tradire la propria identità artistica.
ALtri ascolti
sassy009 - dreamer+
Con Dreamer+, Sassy009 costruisce un piccolo mondo sonoro fatto di atmosfere rarefatte e dettagli minimi, dove ogni brano sembra dissolversi lentamente nel successivo.
L’album rinuncia a strutture marcate per privilegiare una scrittura più libera e intuitiva, puntando tutto su sensazioni e sfumature piuttosto che su ritornelli memorabili.
La voce si inserisce come un elemento tra gli altri, quasi strumentale, contribuendo a un equilibrio delicato che non cerca mai il picco emotivo ma mantiene una costante sospensione, contribuendo così alla creazione di un disco discreto ma non per questo meno curato, che trova la sua forza nella coerenza e nella capacità di suggerire più che dichiarare.
Lucy kruger & the lost boys - pale bloom
Pale Bloom di Lucy Kruger & The Lost Boys è un disco magnetico e profondamente atmosferico. Trasforma frammenti di memoria e suggestioni infantili in un paesaggio sonoro denso e quasi rituale. Le canzoni si muovono tra tensione e abbandono alternando momenti di fragile intimità a improvvise aperture più ampie.
Chitarre, viola e rumori ambientali costruiscono una trama stratificata e inquieta mentre la voce di Lucy Kruger, sospesa tra sussurro e invocazione, ci guida in un lavoro che rinuncia a strutture tradizionali per privilegiare un flusso emotivo continuo.
Il gruppo è stato fondato nel 2015 dalla cantautrice sudafricana Lucy Kruger e si è poi stabilito a Berlino negli anni successivi. Nel tempo ha costruito un percorso coerente tra art-pop, post-punk e sperimentazione. Dopo una serie di lavori pubblicati con grande continuità, la band ha affinato un linguaggio fatto di contrasti tra delicatezza e intensità nel quale Pale Bloom si inserisce come un capitolo maturo della loro carriera che amplia ulteriormente una poetica già riconoscibile e in costante evoluzione.
The black crowes - a pound of feathers
A Pound of Feathers dei The Black Crowes segna un ritorno in grande stile per i fratelli Robinson. L’album cattura l’energia grezza e spontanea della band e la traduce in undici tracce vivaci, nervose e autentiche.
Registrato in un arco di tempo sorprendentemente breve con il produttore Jay Joyce, fonde blues, soul e rock con un approccio ritmico potente. Il disco riflette sia la familiarità con il proprio linguaggio musicale sia la voglia di riscoprire una scintilla creativa fresca e incisiva. Le chitarre mordono con vigore e la sezione ritmica pulsa.
La voce porta con sé l’esperienza di una carriera vissuta. Brani come “Profane Prophecy” e “Pharmacy Chronicles” mostrano una band che non si accontenta di ripetere sé stessa ma trova nuove sfumature nel suo sound classico. Il risultato è un album entusiasmante, immediato nelle performance e capace di rappresentare il ritorno pieno e convincente dei Robinson in studio dopo la recente rinascita artistica iniziata con Happiness Bastards. Conferma la loro capacità di reinventarsi restando fedeli alle proprie radici.
handsome jack - barnburners!
Barnburners! degli Handsome Jack è un disco energico, sincero e scorbutico che cattura il fascino grezzo del rock e del blues classico. Suona come una festa sonora in cui sudore, chitarre ruggenti e groove pulsante dominano ogni traccia. Il trio di Lockport, New York attinge dall’energia del rock ’n’ roll, del blues e del boogie old‑school con un suono tanto familiare quanto immediatamente personale e autentico. I pezzi scorrono con un ritmo deciso e senza fronzoli. Le aperture scatenate di “Barnburner” si alternano alle suggestioni più “swamp” di “Polk Salad Annie”. Linee di basso robuste, chitarre incandescenti e cori vibranti rendono il disco avvincente dall’inizio alla fine. La voce passionale di Jamison Passuite spinge i brani in avanti mentre la sezione ritmica mantiene il ritmo costante. Tutto ciò dona all'album una qualità organica e viva che ricorda il rock e il blues suonati dal vivo in un locale affollato.
Questo è un album convincente e divertente che riesce a far battere il piede e scuotere la testa a tempo con la musica, restando fedele alle radici sonore dalle quali trae ispirazione.
bonnie "prince" billy - we are together again
We Are Together Again di Bonnie “Prince” Billy è un album intimo e profondamente umano che si muove tra folk, country e melodie essenziali. Ogni brano ha un sapore raccolto e meditativo, come se fosse stato pensato per essere sussurrato davanti a un fuoco al tramonto.
La voce di Will Oldham, calda e vulnerabile, guida l’ascoltatore attraverso storie di connessione, perdita e memoria con una sincerità rara. Gli arrangiamenti, delicati ma mai fragili, lasciano spazio a strumenti acustici e a un senso di spazio aperto che amplifica l’emozione delle canzoni. L’album non punta a effetti spettacolari ma a una bellezza semplice e sincera che si rivela lentamente ad ogni ascolto.
We Are Together Again è un lavoro raccolto e toccante, perfetto per chi cerca musica che parla al cuore senza inutili orpelli.
hermann kopp - der golem
Der Golem di Hermann Kopp è una colonna sonora ipnotica e profondamente evocativa, capace di trasformare frammenti di elettronica oscura, sintetizzatori retro e suoni industriali in un’esperienza sonora densa e inquietante, che si adatta alla perfezione all'atmosfera dell'omonima pellicola, opera espressionista tedesca del 1920 diretta da Paul Wegener e Carl Boese.
La storia si basa sulla leggenda del Golem, un essere di argilla animato tramite rituali cabalistici per proteggere il ghetto ebraico di Praga, ma che finisce per sfuggire al controllo dei suoi creatori, evocando temi di creazione e distruzione, potere e identità in un contesto visivo potente e simbolico.
Il lavoro di Hermann Kopp pulsa di tensione, muovendosi tra atmosfere cupe e spirali dissonanti che riflettono perfettamente un immaginario oscuro e fiabesco, facendo emergere un senso di mistero costante e una tensione sotterranea che trattiene l’ascoltatore in uno stato di sospensione.
I timbri sono spesso minimali ma carichi di suggestione, creando paesaggi sonori che sembrano tanto abitati da ombre antiche quanto proiettati in una visione contemporanea del suono.
Der Golem si distingue per la capacità di modulare inquietudine e fascinazione, restituendo un’esperienza che è al contempo critica, straniante e stranamente magnetica.
shabaka - of the heart
Of the Earth di Shabaka, musicista e polistrumentista britannico, è un album intenso e avvolgente che fonde jazz, ritmi elettronici, fiati tradizionali e sperimentazione sonora in un’unica esperienza organica. Le composizioni si muovono tra passaggi ancestrali e improvvisazioni contemporanee, con linee di fiato e sax che dialogano con percussioni e melodie stratificate, creando un flusso continuo e coinvolgente.
Per la prima volta l’artista esplora anche l’uso della voce in forme quasi rappate, aggiungendo un ulteriore strato narrativo al tessuto sonoro. Il disco suona come un dialogo tra impulsi primordiali e sensibilità moderna, capace di affascinare tanto gli appassionati di jazz quanto chi cerca nuove sonorità ricche di profondità.
Shabaka Hutchings con questo album, oltre a ribadire il suo ruolo di personaggio centrale della nuova scena jazz contemporanea, riafferma la sua visione creativa, unendo la padronanza dei fiati e del sax alla sperimentazione ritmica e alla produzione autonoma.
caterina barbieri/bendik giske - at source
At Source di Caterina Barbieri e Bendik Giske è un album ipnotico e profondamente immersivo che nasce dall’incontro tra due esploratori del suono elettronico e dei fiati. Le tracce si sviluppano come una lunga meditazione pulsante, dove sequenze di sintetizzatori modulari si intrecciano con fiati che risuonano e si espandono nello spazio sonoro, creando tensione e rilascio in un flusso continuo. L'album non segue strutture convenzionali: ogni elemento si evolve lentamente, come se fosse parte di un’unica forma sonora viva, capace di trasformarsi senza distinzioni nette tra introspezione e intensità.
L’ascolto diventa un’esperienza avvolgente, quasi fisica, in cui i pattern ripetitivi e le sonorità astratte generano un senso di profondità e connessione emotiva difficile da descrivere a parole.
Caterina Barbieri è una compositrice e musicista italiana nota per il suo lavoro con sintetizzatori modulari e per l’esplorazione di pattern ipnotici e strutture sonore profonde. Il suo lavoro si muove ai confini tra elettronica sperimentale, minimalismo e ambient, con una particolare attenzione al modo in cui i suoni si intrecciano nel tempo e nello spazio.
In At Source porta questa sensibilità nel dialogo con Bendik Giske, creando un album che riflette la ricerca continua di linguaggi sonori innovativi e di un’immediatezza emotiva nel suono.












