mercoledì 23 settembre 2026

Settembre


Settembre: Geografie del ritorno

Dopo la pausa estiva, L’Urlo torna a interrogare il presente attraverso una selezione che rifiuta la quiete rassicurante della norma. La playlist di settembre esplora i territori fragili e sfuggenti dell'introspezione: dalle trame oblique e disincantate di Kurt Wagner con i Lambchop in Punching the clown fino alle architetture avanguardiste ed elettroniche di Actress in Radical Frame, ogni ascolto si configura come un dispositivo di resistenza critica.
Attraverso la grazia acustica e sospesa dei Luluc in Sweet Thief, le liturgie oscure e folk di Alison Cotton in The Gods laugh e la visione autoriale e stratificata di Julia Holter in Materia, questo percorso sonoro non offre risposte consolatorie. È un invito a riattraversare i margini della percezione, trasformando la musica in uno spazio di lucida consapevolezza contro l'appiattimento della contemporaneità.

Disco del mese


Lambchop - punching the clown

Punching the Clown dei Lambchop si presenta come un'opera di straordinaria intensità e di radicale ritorno all'essenza, un lavoro in cui Kurt Wagner accantona le sperimentazioni elettroniche delle precedenti prove per riannodare i fili con una forma di folk-country scarno, arricchito da profonde influenze gospel e corali. L'album si muove con una grazia disarmante e crepuscolare, sorretto dalla voce calda e vissuta di Wagner, che dialoga con trame acustiche minimaliste e architetture vocali di rara suggestione. Tra minimalismo armonico e tensione emotiva, ogni brano scava nei dettagli della memoria e del presente con una lucidità poetica disarmante, rifiutando ogni tentazione di facile consumo. 
Scelto come disco del mese di settembre su L'Urlo, questo lavoro si conferma come un rifugio di autenticità e una prova di aristocratica resistenza estetica contro la banalità del conformismo contemporaneo.





luluc - sweet thief

Sweet Thief dei Luluc si svela come un piccolo capolavoro di grazia folk e sottrazione, un’opera in cui il duo australiano cesella melodie di disarmante limpidezza, sorrette da una scrittura che privilegia la profondità emotiva rispetto all'artificio. La voce intima e sussurrata di Charlene Holnaia, adagiata su trame acustiche misurate e avvolgenti, crea un clima di raccolta e preziosa sospensione, rifuggendo ogni forma di clamore per parlare direttamente all'ascoltatore. All'interno della selezione di settembre questo album si staglia come un rifugio di autenticità e una raffinata elegia della memoria, un atto di resistenza gentile che oppone la limpidezza della forma e la forza del dettaglio alla frenesia sradicata del nostro tempo.


alison cotton - the gods laugh

The Gods laugh di Alison Cotton si addentra nei territori oscuri e ipnotici di una liturgia folk di sapore antico, un’opera in cui la musicista britannica intreccia viola, armonium e stratificazioni vocali spettrali per dare vita a paesaggi sonori di profonda suggestione rituale. L'album rifugge ogni concessione alla melodia immediata per abbracciare un'estetica della ripetizione e dell'atemporalità, in cui ogni drone e ogni vibrazione acustica agiscono come incantesimi capaci di sospendere lo scorrere lineare del tempo. Questo lavoro si propone come un'esperienza di radicale introspezione, un monumento sonoro di oscura bellezza che oppone la lentezza e il mistero della tradizione all'effimero frastuono del presente.


actress - radical frame

Radical Frame di Actress rappresenta un'immersione magnetica e spettrale nei territori di un'elettronica astratta e viscerale, dove il ritmo si fa frammento e la materia sonora sembra disfarsi tra le mani. Darren Cunningham scardina le coordinate della club culture per costruire architetture minimaliste e claustrofobiche, popolate da echi lontani, glitch impercettibili e frequenze che fluttuano in un limbo atemporale. L'album rifugge ogni facile appiglio melodico per esigere un ascolto vigile e immersivo, trasformando il vuoto e la dissoluzione in una forma di intensa poetica urbana. Un'opera che conferma la statura di un autore unico, capace di imporre una lucida e intransigente resistenza estetica contro la standardizzazione del suono contemporaneo.


julia holter - materia

Materia di Julia Holter si staglia come un’opera di monumentale ambizione e di abbagliante ricchezza compositiva, un lavoro che avrebbe meritato a pieno titolo il ruolo di vertice della nostra programmazione mensile. L’artista statunitense conferma qui la sua straordinaria attitudine a scardinare i confini tra la forma canzone pop, l’avanguardia cameristica e la sperimentazione acusmatica, dando vita a un affresco sonoro che richiede e premia un ascolto di totale dedizione intellettuale e sensoriale.
La struttura dell’album si muove attraverso stratificazioni complesse e cangianti: fiati sinuosi, tessiture di tastiere analogiche, frammenti di field recordings e una scrittura armonica sofisticata si fondono attorno all’inconfondibile e duttile vocalità della Holter, capace di passare da sussurri intimi a impennate liriche di struggente intensità. 
In Materia, ogni traccia non si limita a esaurirsi nel proprio sviluppo melodico, ma agisce come un tassello all'interno di una narrazione più ampia, un percorso archeologico e concettuale che esplora la consistenza della memoria, la fisicità del suono e la fragilità della percezione umana di fronte al tempo.
Rifiutando ogni scorciatoia o ammiccamento alla fruizione usa e getta della contemporaneità, l'album si impone come una prova di superba autonomia creativa, un'architettura sonora in cui la bellezza formale si fa veicolo di resistenza critica. Un capolavoro stratificato e ipnotico, destinato a lasciare un segno profondo nel panorama della ricerca musicale odierna.


lunedì 21 settembre 2026

Inchiostro e Memoria: l'arte di Will Eisner


Will Eisner è una delle figure più titaniche, influenti e rivoluzionarie della storia della nona arte, un autore che non si è limitato a raccontare storie attraverso la combinazione di parole e immagini, ma ha ridefinito radicalmente i confini espressivi, linguistici e culturali del fumetto, elevandolo dallo status di effimero passatempo popolare a forma d'arte letteraria e visiva matura, capace di indagare con profondità e sensibilità la condizione umana, le pieghe della metropoli moderna e i drammi esistenziali del ventesimo secolo. 
Nato a Brooklyn il 6 marzo 1917 da una famiglia di immigrati ebrei originari rispettivamente dell'Austria e della Romania, Samuel Erwin Eisner – noto a tutti come Will – cresce in un contesto multietnico e spesso segnato dalle difficoltà economiche della Grande Depressione, un'esperienza formativa che lascerà un'impronta indelebile nella sua sensibilità artistica e nella sua vocazione di narratore degli ultimi, dei reietti, della classe operaia e dei residenti dei quartieri popolari di New York. Fin da giovanissimo, spinto da una precoce e irrefrenabile passione per il disegno e per la narrazione visiva, Eisner si immerge nella lettura dei pulp magazine, dei quotidiani e delle prime strisce a fumetti, sviluppando un istinto formidabile per la composizione della pagina, il ritmo visivo e la drammaturgia grafica che avrebbe presto iniziato a manifestarsi nei suoi primi tentativi amatoriali e nelle collaborazioni scolastiche. 
La svolta professionale arriva negli anni Trenta, in un momento storico in cui l'industria dei comic book è in piena e caotica fermentazione, un Far West editoriale in cui giovani talenti spesso senza nome forgiano un medium nuovo attraverso tentativi audaci e ritmi di lavoro estenuanti; in questo scenario, Eisner dimostra non solo una straordinaria abilità tecnica e una versatilità sbalorditiva, ma anche una notevole tempra imprenditoriale, fondando insieme al socio Jerry Iger uno dei primi e più prolifici studi di fumetti dell'epoca, il celebre Eisner-Iger Studio, una vera e propria fucina creativa da cui escono storie di ogni genere – avventura, mistero, fantascienza, romance e orrore – destinate a nutrire i cataloghi dei vari editori dell'epoca e a formare una generazione di futuri maestri del settore. 


Tuttavia, il vero capolavoro di questo primo periodo e il trampolino di lancio verso la consacrazione universale è la creazione, nel 1940, di The Spirit, un supplemento domenicale a fumetti distribuito dai quotidiani che rappresenta un laboratorio formidabile di sperimentazione linguistica e visiva, in cui Eisner, sganciandosi dai canoni tradizionali del genere supereroistico che proprio in quegli anni muove i primi passi con Superman e Batman, inventa un eroe senza superpoteri, un detective mascherato di nome Denny Colt che agisce nei vicoli oscuri, piovosi e claustrofobici di una Central City che è la proiezione mitica e simbolica di New York, un crogiolo di umanità dolente, grottesca, poetica e disperata. 
Con The Spirit, pubblicato in formato tabloid all'interno dei giornali della domenica, Eisner sperimenta sfacciatamente con il lettering, che diventa parte integrante e organica della composizione visiva e della caratterizzazione psicologica dei personaggi, con le inquadrature di sapore cinematografico, con l'uso espressivo delle ombre alla maniera del cinema noir e del chiaroscuro espressionista tedesco, e con la celeberrima pagina d'apertura, in cui il titolo della serie viene di volta in volta incorporato in modo geniale e inaspettato nell'architettura urbana, nei fumi di una ciminiera, nei giornali abbandonati per strada o nelle insegne al neon, trasformando ogni singolo episodio in un'opera d'arte a sé stante, un cortometraggio inchiostrato che unisce l'ironia tagliente, il melodramma, la commedia sentimentale e la tragedia sociale con una maestria tecnica sbalorditiva che lascia sbigottiti i contemporanei e continua a incantare le generazioni successive di lettori e studiosi. 
La Seconda Guerra Mondiale interrompe bruscamente questa fase di straordinaria fioritura creativa, poiché Eisner viene arruolato nell'esercito degli Stati Uniti, dove mette il suo talento grafico al servizio dello sforzo bellico, realizzando manuali illustrati, materiali didattici e fumetti di istruzione e prevenzione destinati ai soldati, un'esperienza che affina ulteriormente la sua straordinaria capacità di comunicare concetti complessi in modo chiaro, immediato e visivamente accattivante attraverso il linguaggio sequenziale, gettando le basi per quella che sarà la sua successiva e fondamentale attività di teorico e didatta del fumetto. 
Tornato alla vita civile nel dopoguerra, Eisner si trova di fronte a un panorama editoriale profondamente mutato, in cui il mercato dei comic book subisce trasformazioni radicali e la figura di The Spirit perde progressivamente terreno, spingendo l'autore a chiudere la serie nel 1952 per dedicarsi anima e corpo all'editoria commerciale e alla produzione di materiale didattico e aziendale attraverso la sua nuova azienda, la American Visuals Corporation, un'attività che gli garantisce una solida stabilità economica e un'occasione costante per affinare le sue teorie sulla comunicazione visiva applicata, pur tenendolo temporaneamente lontano dai riflettori della narrativa a fumetti di intrattenimento. 
Tuttavia, il fuoco sacro della narrazione d'autore non si è mai spento nel cuore di Will Eisner, e negli anni Settanta, dopo aver superato gravi problemi di salute e assistito a una profonda evoluzione culturale che vede il fumetto uscire dai ghetti dell'infantilismo editoriale per iniziare a essere riconosciuto come una forma d'espressione degna di attenzione critica e accademica, Eisner compie il passo più rivoluzionario della sua intera carriera, un atto di coraggio e di audacia intellettuale che cambierà per sempre il corso della storia editoriale mondiale: nel 1978, all'età di sessantuno anni, pubblica Contratto con Dio e altri racconti di tenement, un'opera spartiacque universalmente riconosciuta come la prima vera graphic novel moderna in lingua inglese, un libro che rifiuta la tradizionale serialità economica dei comic book da edicola per presentarsi in libreria con la dignità e la struttura di un romanzo in piena regola, destinato a un pubblico adulto e maturo. 



Con quest'opera Eisner abbandona le atmosfere avventurose e il tono pulp di The Spirit per immergersi in un racconto corale, fortemente autobiografico e radicato nella memoria della sua infanzia e della sua giovinezza trascorsa nel Bronx durante gli anni della Depressione, dipingendo con affetto, ferocia, nostalgia e spietato realismo la vita quotidiana, le speranze infrante, le crisi di fede, le miserie materiali e morali degli abitanti di un tipico condominio popolare newyorkese, dando voce a una galleria di personaggi indimenticabili la cui umanità complessa e contraddittoria scuote profondamente i lettori e dimostra in modo inequivocabile che il fumetto può trattare temi universali, esistenziali e drammatici con la stessa intensità, la stessa finezza psicologica e la stessa profondità letteraria della grande prosa del ventesimo secolo. 
Questa intuizione geniale apre la strada a una vera e propria rivoluzione culturale e industriale, poiché la pubblicazione di Contratto con Dio non solo legittima il formato del romanzo a fumetti, ma spinge un'intera generazione di autori indipendenti e alternativi – da Robert Crumb a Art Spiegelman, da Alan Moore a Neil Gaiman – a credere nella possibilità di raccontare storie personali, storiche e di finzione senza i condizionamenti e la censura preventiva del Comics Code Authority, inaugurando un'età dell'oro della narrazione grafica in cui il libro a fumetti conquista finalmente gli scaffali delle librerie tradizionali e l'attenzione della critica letteraria ufficiale. 
Negli anni successivi, incurante dell'età avanzata e animato da un'inesauribile energia creativa, Eisner produce una serie straordinaria di graphic novel di altissimo livello, spaziando dal romanzo storico alla rivisitazione dei miti letterari e sociali, come in Il palazzo (1983), in cui torna a esplorare le dinamiche condominiali e sociali con uno sguardo ancora più maturo e disincantato, o in Dropsie Avenue (1995), una monumentale e affascinante biografia urbana di un singolo quartiere di New York nel corso di oltre un secolo di storia americana, tracciando le trasformazioni demografiche, urbanistiche, economiche e culturali attraverso le vicende di generazioni di immigrati che si succedono nella ricerca del sogno americano. 


Di pari importanza e valore storico-critico sono le sue incursioni nella rilettura critica dei miti e della storia sociale, tra cui spicca I sopravvissuti dello Shoah (1988), in cui affronta il dramma dell'Olocausto con una sensibilità toccante e una rigorosa documentazione storica, o ancora la sua spregiudicata e geniale riscrittura del famigerato e famigerato falso storico noto come I protocolli dei Savi di Sion, pubblicato nel 2005 con il titolo Il complotto: La vera storia dei Protocolli dei Savi di Sion, un'opera d'impegno civile e di denuncia contro l'antisemitismo, il pregiudizio e la manipolazione dell'informazione che dimostra come l'autore fosse rimasto fino agli ultimi giorni della sua vita un lucido osservatore dei mali della società contemporanea, armato unicamente della forza della sua matita e della sua insopprimibile passione per la verità e la giustizia. 
Accanto alla sua immensa produzione narrativa, Eisner si è dedicato con altrettanto successo all'insegnamento teorico, codificando in modo rigoroso e illuminante la grammatica e la sintassi del fumetto in saggi fondamentali come Comics and Sequential Art (1985) e Graphic Storytelling and Visual Narrative (1996), testi pionieristici che sono diventati le sacre scritture di ogni aspirante autore di fumetti in tutto il mondo, vere e proprie bibbie pedagogiche in cui l'autore spiega con chiarezza cristallina come funziona la percezione visiva, come si costruisce il tempo e lo spazio all'interno della vignetta, come si gestisce la transizione da un'immagine all'altra e come si fondono il testo e l'illustrazione per generare un'esperienza emotiva ed estetica unica e irripetibile. 
La figura di Will Eisner, scomparso nel gennaio del 2005 all'età di ottantasette anni, continua a vivere non solo attraverso la sterminata e insuperata eredità delle sue opere, ma anche attraverso il prestigioso premio internazionale che porta il suo nome, gli Eisner Awards, considerati l'equivalente degli Oscar per il mondo del fumetto e assegnati ogni anno ai migliori talenti della produzione mondiale durante il Comic-Con di San Diego, a testimonianza di quanto il suo magistero sia rimasto vivo e vitale. L'impatto culturale di Eisner sul ventesimo secolo risiede proprio nell'aver dimostrato che il fumetto non è un genere letterario o artistico minore, confinato ai margini della cultura alta, ma un linguaggio universale, autonomo e complesso, capace di competere ad armi pari con la letteratura, il cinema e le arti visive tradizionali, offrendo una sintesi perfetta tra la forza evocativa della parola scritta e l'immediatezza folgorante dell'immagine dipinta o inchiostrata. 
Rileggere oggi le opere di Will Eisner significa compiere un viaggio affascinante e commovente nelle radici stesse della modernità urbana, riscoprendo attraverso lo sguardo di un maestro assoluto la dignità nascosta degli ultimi, la poesia dei dettagli quotidiani, la crudeltà e la bellezza della vita metropolitana e la straordinaria potenza di un'arte che, grazie al suo genio visionario, ha saputo conquistare per sempre un posto d'onore nel pantheon delle più grandi espressioni creative dell'umanità.




Tuxedomoon: sinfonie per una luna di vetro

Nel panorama musicale del tardo ventesimo secolo, poche entità sono riuscite a incarnare lo spirito di rottura e di reinvenzione estetica co...

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