Il secondo album omonimo dei Chanel Beads, Your Day Will Come, si configura sin dal titolo come un atto di provocazione semiotica, una reiterazione che sposta l'asse interpretativo dal debutto del 2024 a una nuova, più densa esplorazione dell'incertezza, sancendo definitivamente il progetto di Shane Lavers come uno dei più sfuggenti e affascinanti del panorama indie contemporaneo.
In un'epoca segnata dall'ossessione per la categorizzazione algoritmica, l'opera si offre come un organismo vivente, refrattario a ogni tentativo di definizione univoca, muovendosi in bilico tra la fragilità di un pop sognante e l'aggressività di un rumorismo sperimentale che non cerca mai la catarsi facile, preferendo piuttosto abitare la zona grigia dell'irrisolto.
La collaborazione con la voce eterea di Maya McGrory e le trame violente e processate del violino di Zachary Paul trasforma ogni traccia in un palinsesto di sovrapposizioni emotive dove la struttura canonica del brano – strofa, ritornello, ponte – viene sistematicamente decostruita e ricomposta attraverso una lente di ingrandimento che distorce la realtà, rendendola al contempo straniante e profondamente domestica.
The Coward Forgets His Nightmare, punto focale del disco, incarna perfettamente questa dualità: un pezzo che fluttua tra la speranza di una melodia accogliente e l'inquietudine di versi che scavano nel senso di colpa e nella pressione delle aspettative personali, dove l'uso dei synth e degli archi non funge da mero ornamento ma da architettura portante di un'ansia sublimata.
Shane Lavers, in qualità di produttore e mente del progetto, dimostra una maestria nel maneggiare il campo sonoro che ha pochi eguali, capace di inserire campionamenti di pianti umani o stridori industriali in contesti apparentemente melodici, creando un cortocircuito percettivo che costringe l'ascoltatore a rinegoziare continuamente la propria posizione rispetto al brano.
Non c'è in questo album il conforto di una narrazione lineare, quanto piuttosto l'immersione in un flusso di coscienza che interroga l'assenza, il lutto e la precarietà dell'esistenza moderna, tematiche che vengono trattate con una reticenza quasi sacrale che amplifica, anziché diminuire, il peso specifico di ogni singola parola.
Outside Your Life, con il suo carico di sofferenza filtrata attraverso elettronica deformata e campioni vocali che sembrano mimare il dolore per poi deriderlo, è la prova della capacità di Lavers di allestire un teatro dell'assurdo in cui il pubblico è chiamato a vestire i panni di un voyeur involontario.
La stessa scelta di intitolare nuovamente l'album Your Day Will Come, così come avvenuto due anni addietro, non è un capriccio, né un errore, ma un interrogativo filosofico che interroga il tempo e la sua inesorabile circolarità: se il primo capitolo era una promessa, questo secondo tomo è una disamina spietata del dubbio, una riflessione su quanto la ripetizione dei nostri schemi comportamentali ci tenga in ostaggio di un passato che non vuole passare.
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| Shane Lavers |
La produzione, pur mantenendo quell'estetica lo-fi che ha caratterizzato gli esordi del progetto, raggiunge qui vette di complessità quasi barocca, con strumenti come la pedal steel di Mari Rubio che vengono utilizzati in modo non convenzionale, trasformando il folk in un’arma di disturbo sonoro che lacera il tessuto sintetico del mix.
Ogni traccia sembra esistere in un tempo sospeso, una bolla in cui il rumore bianco diventa melodia e la melodia si frammenta in rumore, un gioco di specchi in cui Lavers, McGrory e Paul si rincorrono, sovrapponendo identità fino a rendere difficile distinguere chi stia effettivamente cantando o sofferendo in quel momento.
Il disco rifugge la celebrazione, preferendo la contemplazione del fallimento, della bellezza che nasce dalle crepe, del "mostruoso" inteso come ciò che non ha ancora trovato posto nel nostro lessico quotidiano.
La complessità dell'album risiede proprio nella sua capacità di essere "troppo grande" per la canzone pop standard, richiedendo un ascolto attivo, quasi un'indagine archeologica, per riuscire a portare alla luce il senso nascosto sotto gli strati di distorsione e i cori spettrali.
Nonostante la cupezza che permea molte delle sue composizioni, c'è una vitalità pulsante in questo lavoro, una sorta di "speranza negativa" che deriva dall'accettazione del fatto che la risoluzione non arriverà, e che forse, proprio in questa mancanza di chiusura, risiede l'unica forma di onestà possibile.
Il lavoro di Lavers è dunque un monumento alla transitorietà, un album che parla la lingua dei sogni lucidi, dove sappiamo di essere in una finzione ma ne accettiamo ugualmente la logica interna, lasciandoci trascinare verso il fondo di corridoi sonori che sembrano non finire mai.
In un panorama musicale dominato dall'effimero, i Chanel Beads rivendicano il diritto alla profondità e all'oscurità, costruendo con Your Day Will Come un'opera che non chiede di essere capita, ma di essere esperita nella sua totalità, come un urto, un sussurro o un ricordo che, proprio quando pensi di aver afferrato, svanisce trasformandosi in qualcos'altro, lasciandoti con la sensazione di aver toccato qualcosa di autenticamente umano proprio nel momento in cui la tecnologia sembrava doverlo cancellare del tutto, consacrando definitivamente questo disco come uno dei traguardi più alti e inquietanti della stagione artistica in corso.




