Prima sono arrivati i divieti parziali, camuffati da interventi di "buonsenso" per placare le piazze calde. Poi le ordinanze dei prefetti, vergate a notte fonda: a Parigi via all'accesso interdetto a Place de la République dalle 23, a Lione saracinesche e strade blindate dalle 21, a Nizza e Marsiglia coprifuoco forzato per i minorenni.
La Francia brucia di rabbia e tensione sociale, e la risposta dello Stato, puntuale come un orologio svizzero, non è l'ascolto, ma il lucchetto.
È la solita, stanca liturgia del potere d'Oltralpe: quando la complessità sociale straborda, si tira fuori dal cassetto la misura liberticida più drastica, trasformando interi quartieri in aree a mobilità limitata. Ma chi pensa che questo sia soltanto un "affare francese", un episodio limitato alla banlieue o al centro di Parigi, sta commettendo un errore d'ingenuità imperdonabile.
In Italia abbiamo la memoria corta, ma la burocrazia del controllo ha un'ottima memoria e, soprattutto, un'inarrestabile fame d'emulazione.
Non prendiamoci in giro: quanto dista il modello francese dai nostri palazzi del potere? Pochissimo. L'Italia è il paese in cui l'emergenza non finisce mai, dove la tentazione dell'ordinanza straordinaria è il riflesso incondizionato di qualsiasi amministratore incapace di gestire il territorio.
Già pregustiamo il copione.
Basterà la prima manifestazione di protesta che valica i binari del decoro urbano, purtroppo già verificatasi, o il solito allarme sicurezza gonfiato a reti unificate, e qualche prefetto nostrano comincerà a scuotere la testa pensoso davanti alle telecamere.
"Guardiamo all'Europa", diranno.
E con il pretesto dell'ordine pubblico, del degrado o della tutela dei residenti, l'idea del coprifuoco parziale comincerà a strisciare anche nelle nostre città.
Prima toccherà alle piazze della movida: niente alcol dopo le 22, poi niente stazionamento dopo le 23, infine tutti a casa a mezza notte. Poi toccherà alle periferie "difficili".
Il meccanismo è sempre lo stesso: si prende una misura eccezionale, la si sdogana oltreconfine, e la si sbarca in Italia vendendola come "decoro" e "sicurezza".
Siamo diventati una società che preferisce spegnere le città piuttosto che viverle, che risponde alle ferite sociali con i verbali e la polizia a presidio delle strade.
Se Oltralpe il coprifuoco è diventato lo strumento standard per governare il dissenso e il disordine, c'è da scommettere che i nostri sindaci e prefetti stiano già prendendo appunti.
Preparate i documenti di riconoscimento nel taschino: la Notte, in Italia, rischia di tornare a essere un privilegio concesso su licenza.

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