Settembre: Geografie del ritorno
Dopo la pausa estiva, L’Urlo torna a interrogare il presente attraverso una selezione che rifiuta la quiete rassicurante della norma. La playlist di settembre esplora i territori fragili e sfuggenti dell'introspezione: dalle trame oblique e disincantate di Kurt Wagner con i Lambchop in Punching the clown fino alle architetture avanguardiste ed elettroniche di Actress in Radical Frame, ogni ascolto si configura come un dispositivo di resistenza critica.
Attraverso la grazia acustica e sospesa dei Luluc in Sweet Thief, le liturgie oscure e folk di Alison Cotton in The Gods laugh e la visione autoriale e stratificata di Julia Holter in Materia, questo percorso sonoro non offre risposte consolatorie. È un invito a riattraversare i margini della percezione, trasformando la musica in uno spazio di lucida consapevolezza contro l'appiattimento della contemporaneità.
Disco del mese
Lambchop - punching the clown
Punching the Clown dei Lambchop si presenta come un'opera di straordinaria intensità e di radicale ritorno all'essenza, un lavoro in cui Kurt Wagner accantona le sperimentazioni elettroniche delle precedenti prove per riannodare i fili con una forma di folk-country scarno, arricchito da profonde influenze gospel e corali. L'album si muove con una grazia disarmante e crepuscolare, sorretto dalla voce calda e vissuta di Wagner, che dialoga con trame acustiche minimaliste e architetture vocali di rara suggestione. Tra minimalismo armonico e tensione emotiva, ogni brano scava nei dettagli della memoria e del presente con una lucidità poetica disarmante, rifiutando ogni tentazione di facile consumo.
Scelto come disco del mese di settembre su L'Urlo, questo lavoro si conferma come un rifugio di autenticità e una prova di aristocratica resistenza estetica contro la banalità del conformismo contemporaneo.
luluc - sweet thief
Sweet Thief dei Luluc si svela come un piccolo capolavoro di grazia folk e sottrazione, un’opera in cui il duo australiano cesella melodie di disarmante limpidezza, sorrette da una scrittura che privilegia la profondità emotiva rispetto all'artificio. La voce intima e sussurrata di Charlene Holnaia, adagiata su trame acustiche misurate e avvolgenti, crea un clima di raccolta e preziosa sospensione, rifuggendo ogni forma di clamore per parlare direttamente all'ascoltatore. All'interno della selezione di settembre questo album si staglia come un rifugio di autenticità e una raffinata elegia della memoria, un atto di resistenza gentile che oppone la limpidezza della forma e la forza del dettaglio alla frenesia sradicata del nostro tempo.
alison cotton - the gods laugh
The Gods laugh di Alison Cotton si addentra nei territori oscuri e ipnotici di una liturgia folk di sapore antico, un’opera in cui la musicista britannica intreccia viola, armonium e stratificazioni vocali spettrali per dare vita a paesaggi sonori di profonda suggestione rituale. L'album rifugge ogni concessione alla melodia immediata per abbracciare un'estetica della ripetizione e dell'atemporalità, in cui ogni drone e ogni vibrazione acustica agiscono come incantesimi capaci di sospendere lo scorrere lineare del tempo. Questo lavoro si propone come un'esperienza di radicale introspezione, un monumento sonoro di oscura bellezza che oppone la lentezza e il mistero della tradizione all'effimero frastuono del presente.
Radical Frame di Actress rappresenta un'immersione magnetica e spettrale nei territori di un'elettronica astratta e viscerale, dove il ritmo si fa frammento e la materia sonora sembra disfarsi tra le mani. Darren Cunningham scardina le coordinate della club culture per costruire architetture minimaliste e claustrofobiche, popolate da echi lontani, glitch impercettibili e frequenze che fluttuano in un limbo atemporale. L'album rifugge ogni facile appiglio melodico per esigere un ascolto vigile e immersivo, trasformando il vuoto e la dissoluzione in una forma di intensa poetica urbana. Un'opera che conferma la statura di un autore unico, capace di imporre una lucida e intransigente resistenza estetica contro la standardizzazione del suono contemporaneo.
julia holter - materia
Materia di Julia Holter si staglia come un’opera di monumentale ambizione e di abbagliante ricchezza compositiva, un lavoro che avrebbe meritato a pieno titolo il ruolo di vertice della nostra programmazione mensile. L’artista statunitense conferma qui la sua straordinaria attitudine a scardinare i confini tra la forma canzone pop, l’avanguardia cameristica e la sperimentazione acusmatica, dando vita a un affresco sonoro che richiede e premia un ascolto di totale dedizione intellettuale e sensoriale.
La struttura dell’album si muove attraverso stratificazioni complesse e cangianti: fiati sinuosi, tessiture di tastiere analogiche, frammenti di field recordings e una scrittura armonica sofisticata si fondono attorno all’inconfondibile e duttile vocalità della Holter, capace di passare da sussurri intimi a impennate liriche di struggente intensità.
In Materia, ogni traccia non si limita a esaurirsi nel proprio sviluppo melodico, ma agisce come un tassello all'interno di una narrazione più ampia, un percorso archeologico e concettuale che esplora la consistenza della memoria, la fisicità del suono e la fragilità della percezione umana di fronte al tempo.
Rifiutando ogni scorciatoia o ammiccamento alla fruizione usa e getta della contemporaneità, l'album si impone come una prova di superba autonomia creativa, un'architettura sonora in cui la bellezza formale si fa veicolo di resistenza critica. Un capolavoro stratificato e ipnotico, destinato a lasciare un segno profondo nel panorama della ricerca musicale odierna.






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