sabato 29 giugno 2024

Dischi da ascoltare: Arab Strap

 ARAB STRAP: I’m totally fine with it and don’t give a fuck anymore

A quasi 28 anni dal loro debutto, gli Arab Strap non sono mai suonati così necessari e questo nuovo disco ne è una feroce testimonianza. Scritto e suonato esclusivamente da Malcolm Middleton e Aidan Moffat e rifinito con il collaboratore di lunga data Paul Savage, l'album conferma la trasformazione della band da romantici slow-core a rabbiosi cronisti alt-pop.

Anche se il titolo può sembrare quello di un album di una band che si arrende, in realtà questo nuovo lavoro è carico di desiderio di andare avanti ed esplorare nuovi terreni.
All'iniziale "Allatonceness", dai toni metal/industrial, fa seguito "Bliss", primo singolo dell'album, pop sintetico dal piglio darkwave, vetta del disco divisa tra ritmo ossessivo e melodia, il cui testo ruota intorno al tema delle molestie online nei confronti delle donne e della vigliaccheria di chi si nasconde dietro a uno schermo.


Tutto l'album d'altra parte sembra fare riferimento a un'epoca che oggi appare quasi arcaica, quella pre-web, vissuta da una generazione che conserva da qualche parte il ricordo della vita com’era prima di essere risucchiata dal web nelle sue configurazioni progressive.
Non a caso infatti tutto l'album è caratterizzato da un suono particolare, quello di un modem, un suono fossile che un tempo delimitava il passaggio di stato tra dimensione offline e online.
Oggi quel suono è scomparso, volatilizzato, come sempre fa la tecnologia quando raggiunge uno stato evolutivo avanzato e quindi penetra nelle cose, nei gesti, diventando così impercettibile. La distinzione tra offline e online sbiadisce giorno dopo giorno in una linea di confine sempre più ampia, includendo più o meno tutti quanti, consapevoli o meno, nella modalità onlife.
Perciò quel segno sonoro posto in apertura e chiusura, e che affiora saltuariamente lungo la scaletta, ha tutta l’aria di un promemoria, sembra voler riattivare meccanismi mentali sepolti, angolazioni percettive atrofizzate.


Non è solo un disco per ascoltatori di mezza età, anzi proprio grazie alla forza di questa connessione coi “nativi analogici” riesce a costituirsi come un monito anche per quanti invece ci sono nati, nel presente stato di cose. Anche per chi non sa pensare, di fatto, un mondo senza il web.
Alla malinconica "Summer Season", che tratta della mancanza di connessione reale tra individui, fa seguito "Molehills", inizialmente elettroacustica e poi quasi trip-hop, per poi arrivare all'atmosfera synth-pop-dance di "Strawberry Moon", caratterizzata da ritmi quasi afrobeat.
A "Safe & Well", basata sulla toccante storia di una donna spentasi in completa solitudine e lasciata in decomposizione durante la pandemia, seguono i ritornelli di "Dreg Queen" e la conclusione epica, tra muri di suono di matrice shoegaze e post-rock, affidata a "Turn Off The Light".

Espressione di completa libertà fin dal suo titolo, "I'm totally fine with it don't give a fuck anymore" segna un'altra valida tappa, la più danzereccia e orecchiabile, nell'infinita evoluzione degli Arab Strap.

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