Titolo: "Toga! Toga! Toga! L'analisi folle e sputacchiata del manifesto del Caos che è Animal House".
Sottotitolo: come un bagno di vomito, birra economica e umorismo demenziale diventò una religione generazionale.
(Avvertenza dell’Autore: Questo articolo è stato scritto sotto l’influenza di sette bibite gassate e di una innaturale passione per le cravatte. Il lettore è pregato di non indossare abiti nuovi. Responsabilità per danni a mobili, reputazioni o sistemi di credo accademici non sono e non saranno assunte. Grazie. E... TOGA!)
Capitolo 1: L’Alba di un Nuovo Idiota – Il Contesto Storico in cui la Birra Era Più Importante della Storia
Era il 1978. Jimmy Carter pronunciava il famoso discorso sulla "malaise" (il malessere che colpiva la società americana), il punk impazzava, la disco ballava, e l’America aveva un bisogno disperato di una bella, grassa, sguaiata risata. In quel preciso momento storico, come un peto in una cattedrale, esplose Animal House.
Non un film.
Un’esplosione biologica.
Un manifesto di goliardia anarchica scritto non con l’inchiostro, ma con la birra a bassa gradazione, il purè di patate e una sfrenata antipatia per l’autorità.
Il regista John Landis, un uomo che probabilmente aveva un sogno ricorrente in cui i Fonzie si moltiplicavano a dismisura, prese la sceneggiatura di Doug Kenney, Chris Miller e Harold Ramis (una triade di menti la cui maturità era ferma, gloriosamente, alla terza media superiore) e diede vita a un universo parallelo.
L’universo del Faber College, anno 1962.
Un college dove la fisica è semplice: un corpo in festa (i Delta) tende a rimanere in festa, a meno che non intervenga una forza esterna (i perfidi Omega, la strega del rettore, la società intera).
La sceneggiatura non è una trama, è una lista della spesa per un’orgia distruttiva: 1. Personaggi iconici (check), 2. Situazioni imbarazzanti (check), 3. Una morale? (cancellato con una macchia di ketchup). Landis la dirige con il vigore di un presentatore di un talent show nel caos, con zoom improbabili, tempi comici da vaudeville e un amore viscerale per la sovrapposizione sonora (benedetto sia Stephen Bishop e la sua Animal House).
È cinema grezzo, energico, che non chiede scusa. Come una scoreggia in pubblico. Ma una scoreggia che diventa un coro.
Capitolo 2: Il Bestiario – Una Guida Tassonomica agli Esemplari Umani della Delta
Non ci sono personaggi. Ci sono specie. E la Delta le raccoglie tutte nel suo ecosistema di moquette umida e speranza decaduta.
Bluto Blutarsky (John Belushi): Il Picco. L’Apice. Il Monte Everest della pigrizia, della golosità e del genio distruttivo. Bluto non è un uomo, è una forza della natura, un buco nero di etica e buone maniere con le sembianze di un orsacchiotto in decomposizione. La sua introduzione, mentre guarda i coatti della Delta con sguardo da filosofo annoiato, è la presentazione di una nuova divinità pagana. La sua filosofia è semplice: "Mangia. Bevi. Fatti un sandwich. Distruggi."
La scena del cibo-fight è la sua Sistina, la sua imitazione della motocicletta è un inno tribale, il suo discorso "Quando la situazione si fa difficile, i duri cominciano a giocare!" è il discorso di incoronazione del Re dei Fannulloni.
Belushi, con la sua fisicità da bulldozer e un’espressività facciale che spazia dall’ottundimento totale all’estasi animalesca, crea un’icona per cui sentirsi in colpa è impossibile.
È l’Id che cammina, rutta e trionfa.
Eric "Otter" Stratton (Tim Matheson): Il Seduttore. L’unico della Delta che potrebbe, in teoria, sopravvivere nel mondo reale. Affascinante, smaliziato, con la parlantina da avvocato e la morale da procione in calore. È l’intelligenza al servizio della libidine.
Donald "Boon" Schoenstein (Peter Riegert): Il "Normale". Il nostro punto di ingresso, l’uomo ragionevole in un mondo di pazzi. Il suo rapporto con Katy (Karen Allen) è l’unico sprazzo di romanticismo, costantemente minacciato dalla lealtà alla Delta e dalle idiozie del suo coinquilino...
Larry "Pinto" Kroger (Tom Hulce): L’Innocente. Il cervello di cui la Delta è priva. La sua notte con la ragazzina figlia del sindaco (che si rivela essere... tredicenne? La scheda anagrafica è nebulosa, il trauma è eterno) è una delle gag più coraggiose e oscure del film, una presa in giro feroce dell’ipocrisia sessuale e del panico maschile.
Fratello D-Day (Bruce McGill): L’Agente del Caos. Il pilota pazzo. Quello che guida la motocicletta come se stesse bombardando Dresda e che ha sempre un piano, di solito illegale. È il tecnico del disastro.
Dall’altra parte della barricata, l’Impero del Male: Greg Marmalard e Doug Neidermeyer, i perfetti Omega, con le loro giacche blu, i sorrisi falsi e il sadismo represso. Neidermeyer, che parla al suo cavallo come a un amante e muore in Vietnam ucciso dai suoi stessi soldati, è l’antieroe perfetto, così ridicolo da essere amato nella sua nefandezza.
E poi c’è Dean Vernon Wormer, interpretato da John Vernon con una rabbia così sudata, così viscerale, da sembrare a un passo dall’infarto in ogni scena. Il suo "Grasso, stupido e svogliato" è un giudizio universale, la sua ossessione per le Delta una crociata personale.
Sono i cattivi di cui abbiamo bisogno: così rigidi, così puzzoni, che il loro annientamento diventa un imperativo morale. Anche se l’annientamento implica una parata cittadina trasformata in un incubo dionisiaco.
Capitolo 3: Il Giardino delle Delizie Terrene – Il Manuale Teologico della Delta
La filosofia Delta non è scritta su pergamene, ma sulle pareti del bagno. I suoi pilastri sono:
1. L’Eresia dell’Impegno: Studiare è per gli Omega. L’unico sforzo accettabile è quello per procurarsi birra, cibo o un appuntamento. La media scolastica di Bluto (0.0) non è un fallimento, è una conquista, una perfezione nel vuoto.
2. Il Culto del Divertimento a ogni costo: La festa non è un evento, è uno stato permanente dell’essere. Il Toga Party è il loro rito sacro. Un lenzuolo bianco non è biancheria da letto, è una veste sacerdotale. La distruzione della proprietà non è vandalismo, è arte performativa. Il viaggio al negozio di alimentari per "rubare" la lista della spesa? Un pellegrinaggio.
3. La Fraternità come Rifugio: La Delta è una famiglia disfunzionale, ma è famiglia. Non ti giudica se sei grasso, stupido e svogliato. Ti celebra per questo. È l’anti-società, il club degli inadeguati che si rifiutano di adeguarsi. La scena in cui, dopo l’espulsione, siedono tutti depressi al bar, è un momento di genuina malinconia. Hanno perso non una casa, ma un regno.
Capitolo 4: L’Estetica dello Sgraziato – Perché è Bello essere Brutti
Animal House è esteticamente rivoluzionario perché ''abbraccia il brutto''.
Non ci sono star lisciate di Hollywood. Ci sono facce storte, nasi rotti, capelli unti, pancette. La Delta è sporca, maleodorante, cadente. Gli Omega sono puliti, ordinati, vuoti. Il film dice, senza mezzi termini, che la verità e la vita risiedono nel caos, non nell’ordine.
La celeberrima scena della scala mobile in "Il Laureato" è elegante, silenziosa, piena di angoscia esistenziale.
La scena equivalente in Animal House è Bluto che spia attraverso una finestra una casa piena di donne in mutande, cade dalla scala e, con tutta probabilità... si rialza, risale e... continua a spiare. L’istinto trionfa sulla riflessione.
È volgare, è infantile, è geniale. Landis usa lo stile del documentario low-budget, con voci fuori campo pseudo-storiche (il grande Narratore, che racconta le sorti future dei personaggi con sadica precisione) che elevano la buffonata a epopea storica.
La colonna sonora è un jukebox della giovinezza perduta: "Shout", "Louie Louie", "Twist and Shout". Musica per ballare, per vomitare, per vivere.
Capitolo 5: L’Eredità – Il Vomito che Inondò il Mondo
L’impatto di Animal House fu deflagrante. Non solo incassò una somma impensabile a fronte di un budget ridicolo, ma inventò un genere: la commedia demenziale giovanile.
Senza i Delta, niente "Porky's", niente "Una pazza giornata di vacanza", niente "American Pie". Inventò l’archetipo del "party animal".
Rese John Belushi una superstar. Fece del "Toga Party" un must dei campus reali (con grande orrore dei rettori del mondo). Il suo umorismo, spietato e senza bersagli sacri (politica, autorità, morte, sessualità), spalancò le porte per una comicità più aggressiva e libera.
Ma la sua eredità più profonda è filosofica. In un’epoca di conformismo, anche nella controcultura, Animal House celebrò il ''diritto all’idiozia''.
Il diritto a essere immaturo, rumoroso, sgradevole, sovversivo nel modo più stupido possibile. Dice che, a volte, l’unica risposta razionale a un mondo ipocrita e ordinato è lanciargli contro un pesce marcio.
È un film profondamente conservatore nel suo culto della fratellanza e liberatorio nella sua anarchia.
Un ossimoro in jeans e felpa.
Capitolo Finale: La Parata Finale – L’Apoteosi del Caos
Il finale non è una conclusione, è un’esplosione. Espulsi dal college, i Delta non si dissolvono. Si vendicano. La parata è il loro capolavoro, la loro opera d’arte totale. È il caos che irrompe nell’ordine cittadino. La macchina che si sgretola, il sindaco investito dalla torta, la folla in fuga. E mentre la colonna sonora intona "The Battle Hymn of the Republic" in versione marcia funebre, noi vediamo, nel glorioso epilogo, cosa succede ai nostri "eroi". Douglas Niedermeyer si laureerà nel 1963 entrando nelle Forze Armate statunitensi ma verrà ucciso durante la Guerra del Vietnam dalle sue stesse truppe, Greg Marmalard si laureerà nel 1963 e lavorerà come assistente di Nixon alla Casa Bianca venendo poi stuprato in prigione nel 1974. E i Delta? Kent "Sogliola" Dorfman si laureerà nel 1966 diventando allenatore della pratica del Sensitivity Training a Cleveland. Daniel "D-Day" Simpson Day, dopo aver rubato una macchina della polizia, si laurea nel 1963 ma nessuno sa che fine abbia fatto.
Robert Hoover, presidente dei Delta, si laureerà nel 1963 diventando difensore pubblico a Baltimora, nel Maryland. Larry "Pinto" Kroger si laureerà nel 1966 diventando editore e direttore del National Lampoon's Magazine.
Bluto diventa... Senatore degli Stati Uniti.
È la beffa suprema, il trionfo definitivo del Grasso, Stupido e Svogliato. Il sistema, alla fine, viene non battuto, ma inghiottito dal suo stesso stereotipo.
Conclusione (Più o Meno):
Animal House non è un film da analizzare. È un film da subire. Come una buona sbronza. Lo si guarda, si ride, si sente odore di birra stantia e si finisce per alzarsi dal divano con un sorriso ebete e il desiderio irrefrenabile di indossare un lenzuolo e bere qualcosa di dubbio con gli amici.
È volgare, ingiusto, politicamente scorrettissimo, gloriosamente immaturo.
È, in una parola, libero.
In un mondo pieno di Dean Wormer, di regole, di esami e di aspettative, la Delta ci ricorda che a volte, l’unica risposta logica è alzarsi in piedi, gonfiare le guance come un folle e sputare un gigantesco, perfetto, poetico spruzzo di purè di patate addosso ai ragazzi per bene.
Perché, come ci insegnano i grandi filosofi Delta, "È proprio quello che ci serve! Una bella sbronza che ci levi tutto di torno!".
E così sia.
TOGA! TOGA! TOGA!












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