"This is the end / Of every song that we sing".
Inizia con queste parole Songs of a Lost World, il nuovo album dei Cure, l'ultimo dopo 16 anni di silenzio, e questa frase sembra annunciare il mood dell'opera che, dopo circa 50 minuti, si conclude con un ritornello ripetuto di "nothing" (la frase completa è "Left alone with nothing / The end of every song").
Songs of a Lost World è un vero ritorno alla desolata bellezza del loro periodo d'oro degli anni '80. Le canzoni di apertura Alone e And Nothing Is Forever, con le loro lunghe introduzioni, con i suoni estesi di tastiere e chitarre, con i languidi lamenti di Robert Smith, con il modo in cui la bellezza viene tirata fuori dagli angoli più bui, non avrebbero sicuramente sfigurato in un album come Disintegration, uno dei migliori della band.
Robert Smith ha scritto, composto e arrangiato l'intero album, cosa che aveva fatto in precedenza solo su The Head On the Door, e sebbene l'album non comprenda un tormentone come In Between Days, il progetto sonoro è tanto coeso quanto il classico del 1985.
I punti di forza collettivi della band vengono portati alla ribalta in ogni canzone dell'album, ognuna delle quali costituisce un'ode perfettamente costruita al dolore, alla memoria e all'impermanenza; il pianoforte lamentoso di I Can Never Say Goodbye, le chitarre stridenti di Warsong ed Endsong, la percussione marziale di Drone:Nodrone.
Queste canzoni sono state scritte sullo sfondo di un lutto familiare, I Can Never Say Goodbye è tanto toccante quanto straziante, ma il fare i conti di Smith con il tempo e la mortalità non è mai un atto autocommiserativo.
In un video che accompagna l'uscita di Songs of a Lost World, la spiegazione di Robert Smith su cosa è successo nei 16 anni trascorsi dall'ultimo album riguarda una complessa massa di sessioni di registrazione abbandonate, e sconvolgimenti personali: suo fratello e tutti i suoi zii sono morti. In un certo senso, queste perdite sembrano aver finalmente spinto Songs of a Lost World a esistere.
Queste sembrano spesso le canzoni più direttamente personali che Smith abbia mai scritto. "Qualcosa di malvagio sta arrivando, per rubare la vita a mio fratello", canta in I Can Never Say Goodbye.
E una delle prime esibizioni dal vivo di Endsong ha visto Smith in lacrime mentre cantava: "Sono fuori al buio, mi chiedo come sono diventato così vecchio / È tutto andato, non è rimasto niente di tutto ciò che amavo".
Il sound dell'album rispecchia l'impatto emotivo dei testi. Sembra strano dire di un album in cui il ritmo è solitamente glaciale, la maggior parte delle canzoni supera i cinque minuti, ma la musica di Songs of a Lost World sembra più diretta e decisa dei suoi immediati predecessori.
Persino le tracce più lente hanno un impatto violento, grazie alla robusta sezione ritmica. Il basso di Simon Gallup fornisce un ringhio viscerale e la batteria perfora il suono stratificato in un modo che ricorda i ritmi punitivi di Pornography del 1982. Ridotto a otto canzoni, privo del riempitivo che è stato presente negli album successivi dei Cure, dove quantità e qualità si sono spesso confuse, pullula di momenti sorprendenti: la splendida cascata di pianoforte che attraversa And Nothing Is Forever, la chitarra ribollente e carica di feedback di Nodrone, la calda coltre di sintetizzatore che avvolge la voce di Smith in I Can Never Say Goodbye.
In Songs of a Lost World sembra che i Cure invecchino insieme a quella parte del loro pubblico che li ha scoperti alla fine degli anni '70 o '80 e che ora si ritrova a fissare le cose che di solito iniziano a colpirti nella mezza età: la perdita dei coetanei e la conseguente consapevolezza della tua stessa fine.
Cioè la consapevolezza che una parte della tua vita, che sembra ancora vivida, in realtà esiste in un passato sempre più lontano e alieno.
Robert Smith ha lasciato intendere che un altro album dei Cure, grazie a un eccesso di materiale, potrebbe essere imminente.
Vedremo.
Sarebbe bello se questo fosse l'inizio di una nuova stagione per la band, ma è allo stesso modo bello pensare che non sarebbe un problema se si avverasse davvero quello che Robert canta in Alone: "This is the end / Of every song that we sing", "Questa è la fine di ogni canzone che cantiamo".
Dato che Songs of a Lost World suona come il miglior album dei Cure da Disintegration, equivarrebbe a uscire di scena in bellezza.
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