A Dark Place dei Maha Sohona è un album che si lascia scoprire lentamente, come una stanza buia in cui entri a piccoli passi finché gli occhi non si abituano all’ombra e iniziano a distinguere forme, tensioni, presenze.
Il trio svedese, da anni attivo nella scena heavy-psych e stoner underground, ha costruito il proprio percorso lontano dai riflettori, passando da lunghe jam cariche di fuzz a strutture sempre più consapevoli, fino ad arrivare a questo disco che suona come una sintesi matura del loro cammino, dove il peso del doom, la dilatazione psichedelica e una sensibilità quasi post-rock convivono in equilibrio.
L’apertura del disco è subito significativa: il brano iniziale avvolge l’ascoltatore in un’atmosfera vischiosa, fatta di riff lenti e ipnotici e di una sezione ritmica che sembra più respirare che spingere. È il classico inizio che non cerca l’impatto immediato ma la suggestione, e funziona come una porta che si chiude alle spalle, isolandoti dal resto del mondo. Qui si intuisce già una delle qualità migliori di A Dark Place: la capacità di trasformare la pesantezza in ambiente, il rumore in paesaggio emotivo.
Uno dei veri cuori pulsanti del disco è Visions, che rappresenta al meglio l’anima più evocativa dei Maha Sohona.
Il brano si sviluppa come un lento crescendo, dove la malinconia si trasforma gradualmente in qualcosa di più vasto e quasi cosmico.
Le chitarre, sempre dense e sature, non risultano mai soffocanti, ma sembrano aprire spazi interiori, mentre la voce resta sospesa, più suggerita che imposta.
È una traccia che riassume perfettamente l’estetica dell’album: più esperienza sensoriale che semplice canzone.
Nella parte centrale del disco si percepisce chiaramente quanto la band sia cresciuta rispetto agli esordi: le soluzioni sono più misurate, le dinamiche più controllate, il bisogno di stupire con la forza bruta lascia spazio a una ricerca più sottile sull’atmosfera e sulla tensione emotiva. Qui A Dark Place diventa quasi contemplativo, scorrendo come un flusso unico in cui si alternano momenti più oscuri a passaggi più ariosi, senza mai spezzare la coerenza del viaggio.
Un altro punto alto arriva verso la fine con The Long Way Home, una chiusura lunga e profondamente emotiva che sembra tirare le somme di tutto il percorso. È un brano che unisce lentezza doom, aperture quasi meditative e un senso forte di malinconia, come un ritorno a casa carico di stanchezza ma anche di consapevolezza. Non è un finale esplosivo, ma un esaurirsi graduale, come una fiamma che si spegne piano lasciando però il calore addosso.
La cosa più riuscita di A Dark Place è proprio questa: non è un album costruito per singoli momenti isolati, ma per funzionare come un’unica esperienza. Anche quando alcuni brani spiccano più di altri, il vero valore sta nella continuità, nell’atmosfera compatta, in quella sensazione costante di trovarsi sospesi tra introspezione e vertigine.
Ripensando alla storia dei Maha Sohona, questo album sembra un punto di arrivo naturale: dopo anni passati a esplorare i confini tra heavy, stoner e psichedelia, la band sembra finalmente a proprio agio dentro le proprie ombre. Non c’è più l’urgenza di dimostrare qualcosa, solo il desiderio di scavare, di rallentare, di creare spazi in cui l’ascoltatore possa perdersi.
In definitiva, A Dark Place è un disco per chi sa apprezzare la lentezza, la ripetizione come forma di meditazione, e la musica come luogo mentale.
Non è un ascolto facile né immediato, ma è proprio questo suo carattere a renderlo affascinante: è un invito ad entrare in un posto oscuro non per spaventarsi, ma per imparare a guardarci dentro fino a sentirselo quasi familiare.
In definitiva, A Dark Place conferma i Maha Sohona come una delle realtà più interessanti dell’underground heavy-psych odierno. Un album che, pur uscendo a ridosso della fine dell’anno, merita senza dubbio un posto tra i migliori del 2025, capace di avvolgere l’ascoltatore in atmosfere oscure, ipnotiche e intensamente emotive, perfetto compagno per chi vuole trascorrere un Natale un po’ diverso, immerso nella musica che sa fare vibrare l’anima.



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